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Impianti fotovoltaici con Conto Energia: cosa sapere prima di aggiungere un sistema di accumulo

EcoFlow

È possibile aggiungere un accumulo a un impianto fotovoltaico esistente. L’intervento deve però garantire una misura corretta della produzione. Va inoltre comunicato agli enti competenti. Prima di scegliere la batteria, va verificato il regime incentivante dell’impianto. Bisogna poi controllare il collegamento con gli inverter e i contatori esistenti. Infine, il risparmio previsto deve giustificare la spesa. Questa guida illustra i controlli e le fasi principali dell’adeguamento.

Punti chiave

  • Verificare i requisiti del GSE: l’aggiunta di una batteria non incide automaticamente sugli incentivi. La modifica deve però essere comunicata secondo le modalità previste.

  • Configurare correttamente i contatori: la posizione della batteria e lo schema di misura devono essere corretti. L’energia accumulata non deve risultare come produzione fotovoltaica incentivata.

  • Usare una quota maggiore dell’energia solare: il surplus prodotto di giorno può essere conservato per la sera. In questo modo si riducono i prelievi dalla rete.

  • Scegliere una capacità adeguata: il dimensionamento della batteria deve basarsi sull’eccedenza fotovoltaica e sul fabbisogno domestico.

Che cos’è il Conto Energia e come si applica agli impianti fotovoltaici esistenti?

Il Conto Energia ha riconosciuto incentivi agli impianti fotovoltaici italiani ammessi attraverso cinque regimi successivi. Prima di aggiungere un accumulo, è importante conoscere il regime dell’impianto. Il regime stabilisce come misurare la produzione e l’autoconsumo ai fini dell’incentivo.

Il programma ha sostenuto i primi impianti fotovoltaici

Il programma nacque per contribuire agli obiettivi europei sulle energie rinnovabili. Lo Stato garantiva le tariffe incentivanti. Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) le erogava per 20 anni. Il Primo Conto entrò in vigore nel 2005. Il Quinto Conto si concluse a metà 2013. In quegli anni, centinaia di migliaia di tetti residenziali si trasformarono in piccoli impianti di produzione elettrica. Il fenomeno interessò la Lombardia, il Veneto, la Sicilia e il resto d’Italia.

Per i proprietari, questi impianti rappresentavano investimenti solidi, con rendimenti prevedibili nel lungo periodo. Per vent’anni, il GSE riconosceva una tariffa fissa per ogni chilowattora prodotto. L’energia in eccesso diventava così un accredito facile da quantificare.

I cinque regimi prevedono requisiti diversi

Le cinque edizioni adottavano metodi diversi per calcolare gli incentivi. L’accumulo modifica i flussi energetici e conserva l’energia in eccesso. Per questo, il regime di appartenenza determina come integrare la batteria:

Regime

Periodo di validità

Struttura principale dell’incentivo

Implicazioni per contatori e batteria

1° Conto (DM 28/07/05)

2005–2007

Tariffa fissa su tutta l’energia elettrica prodotta

La misura della produzione fotovoltaica deve essere completamente separata dai flussi della batteria.

2°, 3° e 4° Conto (DM 2007, 2010, 2011)

2007–2012

Tariffa riconosciuta sull’intera produzione lorda (Tariffa Incentivante); immissioni gestite tramite scambio sul posto o ritiro dedicato

La batteria non deve alterare il dato della produzione lorda registrato dal contatore di produzione.

5° Conto (DM 05/07/12)

2012–2013

Tariffa su due livelli: Tariffa Premio per l’autoconsumo e Tariffa Onnicomprensiva per l’energia immessa in rete

La configurazione dell’accumulo deve consentire una corretta distinzione tra energia prodotta, autoconsumata e immessa in rete, secondo lo schema di misura applicabile.

Dal secondo al quarto regime, l’incentivo si applica alla produzione lorda. Vale sia per l’energia consumata subito sia per quella immessa in rete. Il quinto distingue invece l’energia autoconsumata da quella ceduta alla rete. Prima di rivolgersi a un elettricista, occorre quindi conoscere con precisione il proprio quadro contrattuale.

È possibile aggiungere un accumulo a un impianto fotovoltaico incentivato?

Aggiungere batterie a un impianto fotovoltaico esistente nel rispetto del GSE è possibile. Batteria e contatori devono essere configurati correttamente. L’energia prelevata dalla rete e poi accumulata non deve risultare come produzione fotovoltaica incentivata. L’adeguamento deve inoltre rispettare i requisiti tecnici applicabili e gli obblighi di comunicazione al GSE.

L’accumulo può essere installato su un impianto incentivato

Il GSE consente l’integrazione di batterie di accumulo per fotovoltaico su impianti esistenti in Conto Energia. L’installazione deve rispettare i requisiti tecnici, compresa la CEI 0-21. La batteria, inoltre, non deve alterare la produzione fotovoltaica registrata.

L’accumulo può incidere sugli incentivi esistenti

Un collegamento errato può influire sugli incentivi. Per esempio, l’elettricità prelevata dalla rete non deve attraversare il contatore di produzione. In caso contrario, potrebbe apparire come produzione fotovoltaica incentivabile. Prima dei lavori, l’installatore deve controllare lo schema proposto. Deve verificare che rispetti i requisiti GSE applicabili all’impianto.

L’effetto sugli incentivi dipende dalla configurazione dell’impianto

Le Regole Tecniche per l’Integrazione dei Sistemi di Accumulo del GSE classificano le configurazioni di retrofit. Il criterio è la posizione della batteria rispetto al contatore di produzione:

  • Bidirezionale post-produzione (accoppiamento in AC): l’inverter della batteria si trova a valle dell’inverter fotovoltaico e del contatore di produzione certificato. Il collegamento avviene direttamente sul lato AC dell’impianto domestico. L’energia accumulata non attraversa il contatore. L’inverter originale e il sistema di misura sigillato dal GSE restano quindi invariati. In genere è la soluzione più semplice per i vecchi impianti incentivati con inverter ancora funzionante.

  • Lato produzione (accoppiamento in DC o conversione con inverter ibrido): la batteria si trova a monte del contatore, sul lato produzione. Se si caricasse anche dalla rete, potrebbe alterare i dati di generazione. Il GSE impone quindi una misura bidirezionale dedicata, come uno schema con contatori M1/M2. In questo modo, l’energia di rete non viene riconosciuta come produzione fotovoltaica incentivata.

Per molti impianti esistenti, una configurazione post-produzione con accoppiamento in AC può ridurre la necessità di modificare l’inverter fotovoltaico esistente. La configurazione deve comunque rispettare i requisiti applicabili della CEI 0-21 e le procedure previste dal GSE.

EcoFlow PowerOcean batteria di accumulo solare per la casa

In che modo l’accumulo cambia l’uso di un impianto fotovoltaico esistente?

Una batteria solare EcoFlow può conservare l’energia non consumata durante il giorno. Questa energia può essere usata in seguito, evitando di acquistarla dalla rete. Il risparmio dipende dal surplus, dagli orari di consumo, dalle perdite della batteria e dalla tariffa applicata.

Conservare l’energia solare in eccesso per usarla in seguito

Quando la produzione fotovoltaica supera il fabbisogno domestico, la batteria può accumulare parte dell’eccedenza per l’uso serale. In questo modo si riducono i prelievi dalla rete. Le fasi di carica e scarica, tuttavia, comportano un certo consumo di energia.

EcoFlow PowerOcean, per esempio, usa batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) ed è espandibile fino a 30 kWh. L’espansione può essere utile se i consumi aumentano. La capacità iniziale deve però corrispondere al surplus prodotto con regolarità dall’impianto fotovoltaico.

Aumentare l’autoconsumo dell’energia solare

L’accumulo permette di usare in autoconsumo una quota maggiore della produzione solare, anziché immetterla in rete. Una famiglia che consuma poco di giorno può aumentare molto l’autoconsumo. La batteria sarà invece meno utile se il surplus disponibile è ridotto.

Prima di stimare il vantaggio economico, occorre controllare i dati di produzione e consumo. Bisogna confrontare due valori. Il primo è quello dell’elettricità che verrebbe immessa in rete. Il secondo è il costo dell’energia che la batteria potrebbe sostituire.

EcoFlow PowerOcean batteria di accumulo solare per la casa

Che cosa considerare nella scelta di un accumulo per un impianto fotovoltaico esistente?

Prima di scegliere una batteria, va verificata la convenzione incentivante. Occorre controllare anche l’inverter, i contatori e la connessione alla rete. La capacità va rapportata al normale surplus fotovoltaico e ai consumi serali. Il preventivo deve includere anche le eventuali modifiche ai contatori e le pratiche necessarie.

Adeguare la capacità della batteria alla produzione solare

Una batteria capiente offre pochi vantaggi se i pannelli la caricano di rado; anche il sistema di gestione della batteria (BMS) va valutato insieme al profilo d’uso. Bisogna confrontare le immissioni diurne con i consumi serali per diversi mesi, inverno compreso. La bolletta indica il consumo complessivo. I dati suddivisi per intervalli mostrano invece con maggiore precisione quando viene usata l’elettricità.

Verificare la compatibilità con l’inverter esistente

Se l’inverter attuale funziona bene, una batteria con accoppiamento in AC può consentire di mantenerlo. Se va sostituito, l’installatore dovrà confrontare questa soluzione con un inverter ibrido. La scelta incide anche sullo schema di misura richiesto dal regime incentivante.

Valutare il collegamento dell’accumulo alla rete

Occorre verificare se l’abitazione dispone di una fornitura monofase o trifase. In base al tipo di fornitura, si sceglie un inverter compatibile. L’installatore deve poi consultare il distributore locale. Deve controllare la potenza disponibile e i limiti previsti per l’immissione in rete.

Verificare i requisiti di installazione e del GSE

Dopo l’aggiunta dell’accumulo, occorre aggiornare le apparecchiature, la connessione alla rete e i dati registrati presso il GSE:

  1. Controllare la conformità: chiedere all’installatore la documentazione prevista dalla norma CEI 0-21 per la connessione in bassa tensione per la batteria e l’inverter. 

  2. Aggiornare la connessione alla rete: l’installatore comunica le modifiche necessarie al distributore locale. Provvede inoltre alla registrazione dell’accumulo nel portale GAUDÌ gestito da Terna. 

  3. Conservare i documenti di messa in servizio: richiedere lo schema elettrico aggiornato e la documentazione di connessione. Vanno conservati anche i verbali delle prove.

  4. Informare il GSE: comunicare la modifica dell’impianto mediante la procedura GSE applicabile. I documenti richiesti devono essere allegati entro il termine previsto per l’installazione.

Occorre conservare la conferma di accettazione rilasciata dal distributore e la ricevuta della comunicazione al GSE. Entrambi i documenti vanno archiviati insieme alla pratica relativa all’incentivo.

Valutare gli strumenti per monitorare fotovoltaico e batteria

La batteria offre un altro modo per usare l’energia solare. Allo stesso tempo, rende difficile valutare i flussi domestici dalla sola bolletta. Il monitoraggio mostra quando l’accumulo si carica e quanta energia viene usata la sera. Indica anche se la batteria resta spesso vuota o piena. EcoFlow PowerInsight 2, per esempio, riunisce su un display produzione solare, consumi domestici e stato della batteria. Prima di inserirlo nel progetto, va verificata la compatibilità con il sistema previsto.

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Conclusione

Una batteria può aiutare a usare più elettricità prodotta da un impianto in Conto Energia. Prima di procedere, un installatore esperto dei requisiti GSE deve confermare lo schema di collegamento. Deve inoltre verificare le modifiche ai contatori e gli adempimenti. Il costo complessivo va confrontato con il risparmio previsto. Il calcolo deve basarsi sui propri dati di produzione e consumo. Una batteria più capiente conviene solo se viene sfruttata con regolarità.

Domande frequenti

1. Quando terminano gli incentivi?

Gli incentivi durano in genere 20 anni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto. Si consideri, per esempio, un sistema entrato in esercizio nel settembre 2010. In condizioni normali, riceverebbe gli incentivi fino a settembre 2030. Al termine del periodo incentivante, i pannelli possono continuare a produrre elettricità.

2. Qual è la differenza tra Scambio sul Posto e Conto Energia?

Il sistema incentivante riconosce una tariffa fissa per l’energia fotovoltaica incentivabile prodotta dai pannelli. Lo Scambio sul Posto (SSP) è un diverso meccanismo GSE. Compensa economicamente i prelievi dalla rete con l’eccedenza immessa. Gli impianti dal secondo al quarto regime potevano abbinare i due meccanismi. Con il progressivo superamento dello SSP, può diventare più utile valutare l’autoconsumo e l’eventuale accumulo in base al profilo di produzione, ai consumi domestici e alle condizioni economiche applicabili all’energia immessa in rete.

3. Quando paga il GSE?

Le tempistiche dei pagamenti dipendono dalla convenzione e dai dati di produzione a disposizione del GSE. Nell’Area Clienti del GSE si può controllare il calendario dei pagamenti. Sono visibili anche la produzione registrata e gli eventuali importi ancora da liquidare.

4. Quale potenza deve avere l’inverter per un sistema di accumulo?

La scelta dell’inverter dipende da tre fattori. Occorre considerare gli apparecchi usati nello stesso momento, la capacità di scarica e la connessione alla rete. Un inverter da 3–6 kW può essere adatto a molte abitazioni con fornitura monofase. Il dimensionamento corretto dipende però dal fabbisogno di potenza effettivo e dal progetto dell’impianto.

Sistemi di Accumulo Energia