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Classe energetica E: cosa significa e come migliorare l’efficienza della casa

EcoFlow

La classe energetica E è presente in una parte significativa del patrimonio edilizio italiano, soprattutto negli edifici meno recenti o riqualificati solo in parte. Non significa necessariamente che l’immobile sia in cattive condizioni. Può però essere associata a impianti datati, maggiori fabbisogni per la climatizzazione e dispersioni attraverso pareti, finestre o copertura.

Se l’immobile rientra in questa fascia, diversi interventi possono migliorarne le prestazioni. La guida spiega il significato della classificazione e le possibili cause, oltre a esaminare gli interventi che possono incidere sui consumi, sul comfort e sui costi di gestione.

Punti chiave

  • La classe energetica E si colloca nella parte medio-bassa della scala italiana. È presente in molte abitazioni datate o ristrutturate solo in parte.

  • Tra i fattori più comuni rientrano un isolamento insufficiente, serramenti datati, impianti di climatizzazione poco efficienti e una produzione energetica in loco limitata.

  • Tra i fattori più comuni rientrano un isolamento insufficiente, serramenti datati, impianti di climatizzazione poco efficienti e una produzione energetica in loco limitata.

  • L’APE può essere il punto di partenza, perché riporta la prestazione energetica dell’immobile e le raccomandazioni per possibili interventi di miglioramento.

  • Le priorità dipendono dal potenziale miglioramento delle prestazioni, dall’investimento iniziale, dal clima locale, dalle caratteristiche dell’immobile e dagli incentivi disponibili.

Che cosa significa la classe energetica E in Italia?

La classe E occupa la parte medio-bassa della scala italiana. Riflette la prestazione energetica complessiva dell’immobile, considerando i servizi energetici previsti dalla metodologia APE, tra cui riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria e ventilazione.

Come funziona il sistema italiano delle classi energetiche

In Italia la classificazione energetica degli edifici utilizza dieci classi, da A4 a G. La classe viene determinata sulla base dell’EPgl,nren, l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, attraverso il confronto con l’EPgl,nren,rif,standard dell’edificio di riferimento, secondo le linee guida nazionali per la certificazione energetica.

Classe energetica Livello di prestazione Rapporto EPgl,nren / EPgl,nren,rif,standard Profilo indicativo
A4–A1 Prestazioni elevate Da ≤ 0,40 (A4) a ≤ 1,00 (A1) Edifici con prestazioni energetiche elevate; alcuni possono soddisfare i requisiti nZEB
B–C Prestazioni intermedie B: > 1,00 e ≤ 1,20; C: > 1,20 e ≤ 1,50 Abitazioni recenti o riqualificate
D Prestazioni medio-basse > 1,50 e ≤ 2,00 Abitazioni parzialmente riqualificate
EPrestazioni medio-basse > 2,00 e ≤ 2,60 Abitazioni con involucro o impianti meno performanti
FPrestazioni basse > 2,60 e ≤ 3,50 Edifici con prestazioni energetiche ridotte
GPrestazioni più basse > 3,50 Edifici con prestazioni energetiche particolarmente ridotte

Nota sul metodo APE: le linee guida nazionali per la certificazione energetica fanno riferimento al Decreto interministeriale 26 giugno 2015 e ai successivi aggiornamenti. Le classi non dipendono da soglie assolute uguali per tutti gli immobili: l’EPgl,nren dell’edificio viene confrontato con l’EPgl,nren,rif,standard dell’edificio di riferimento. Per la classe E, il rapporto rientra nell’intervallo superiore a 2,00 e fino a 2,60. Questo rapporto non equivale direttamente al consumo reale dell’abitazione.

Che cosa indica un APE per un immobile in fascia E

L’Attestato di Prestazione Energetica (APE), redatto da un tecnico abilitato, riporta classe e prestazioni dell’immobile. Per la fascia E indica anche i punti deboli e gli interventi di riqualificazione energetica utili a passare a una classe superiore.

Perché una casa può rientrare in classe E?

La classificazione dipende generalmente da più fattori. Tra questi possono rientrare un isolamento insufficiente, serramenti datati, impianti poco efficienti e una produzione energetica in loco limitata.

Isolamento termico insufficiente

In una fredda mattina di gennaio, per esempio a Bologna, la qualità dell’isolamento può diventare evidente anche attraverso la temperatura percepita delle superfici interne. In alcune abitazioni in fascia E possono essere presenti pareti esterne con isolamento insufficiente, murature a cassa vuota, sottotetti non coibentati o pavimenti sopra cantine e garage non riscaldati. Un isolamento insufficiente dell’involucro può aumentare le dispersioni termiche.

Finestre datate

Vetri singoli o doppi vetri di vecchia generazione possono essere presenti in queste abitazioni, così come telai in alluminio senza taglio termico o serramenti in legno deteriorati. Guarnizioni usurate possono favorire gli spifferi, mentre superfici vetrate fredde possono aumentare il rischio di condensa in presenza di elevata umidità interna.

Impianti di riscaldamento inefficienti

In alcuni immobili in fascia E possono essere presenti caldaie tradizionali, comprese apparecchiature non a condensazione, spesso abbinate a radiatori progettati per funzionare a temperature di mandata elevate. Il fabbisogno di energia dipende però dal tipo di generatore, dalla regolazione, dall’impianto di distribuzione e dalle caratteristiche dell’edificio.

Produzione energetica in loco limitata

Un’abitazione in questa fascia può dipendere in misura significativa dall’energia acquistata dalla rete, soprattutto quando dispone di una produzione energetica in loco limitata. La presenza di un impianto fotovoltaico può invece contribuire a coprire una parte dei consumi elettrici direttamente sul posto, in funzione della produzione e dei profili di consumo.

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Come migliorare una casa in classe E?

Non è sempre necessario ristrutturare tutto insieme. Si può procedere per fasi, partendo dalle principali criticità dell’involucro e degli impianti. In seguito, secondo le caratteristiche dell’immobile, si possono valutare interventi sul riscaldamento, sulla gestione dell’energia e sull’integrazione di fotovoltaico e batterie di accumulo per fotovoltaico.

Migliorare l’isolamento dell’involucro edilizio

Trattenere il calore all’interno è uno degli interventi più duraturi.

  • Isolamento termico esterno (cappotto termico): sulle pareti si applicano pannelli in lana di roccia, EPS o fibra di legno. Il cappotto può contribuire a stabilizzare la temperatura interna, ridurre alcuni ponti termici e limitare, in determinate condizioni, il rischio di condensa superficiale e muffa.

  • Riempimento delle intercapedini (insufflaggio): il condominio potrebbe non approvare il cappotto esterno. In questo caso, si possono inserire materiali isolanti nelle cavità delle pareti. La fibra di cellulosa e la lana di vetro, per esempio, possono essere utilizzate in interventi mirati, con modalità e risultati che dipendono dalla configurazione della parete.

  • Isolamento di tetto e sottotetto: l’aria calda tende a salire. Si possono quindi posare pannelli rigidi o semirigidi sul solaio di un sottotetto non riscaldato. L’intervento può limitare le dispersioni invernali; tempi e risultati dipendono dall’immobile.

Sostituire le finestre e ridurre gli spifferi

Sostituire i vecchi serramenti può migliorare il comfort interno. I nuovi modelli possono essere in PVC o in alluminio a taglio termico, con doppi o tripli vetri basso emissivi. A seconda della configurazione, possono inoltre utilizzare chiusure multipunto e vetrocamere con gas come argon o kripton. Serramenti correttamente installati possono ridurre gli spifferi e contribuire a limitare la condensa; le prestazioni acustiche dipendono invece dalle caratteristiche specifiche del serramento e del vetro.

Aggiornare l’impianto di riscaldamento e raffrescamento

Sostituire una vecchia caldaia a gas con una pompa di calore aria-acqua cambia il profilo dei consumi. Questi sistemi trasferiscono il calore invece di produrlo per combustione. In determinate condizioni operative, una pompa di calore può raggiungere un COP pari a circa 3–4, cioè fornire circa 3–4 kWh di calore per ogni kWh di elettricità consumata. Possono essere abbinati a un impianto radiante a pavimento a bassa temperatura o ai ventilconvettori. Se correttamente dimensionati e abbinati a un sistema di emissione compatibile, possono contribuire al riscaldamento anche in climi freddi e, nei modelli reversibili, al raffrescamento estivo. Il sistema utilizza l’elettricità come fonte di alimentazione, mentre le prestazioni effettive dipendono dal modello, dalle temperature di esercizio e dall’impianto.

Aggiungere fotovoltaico e accumulo per aumentare l’autoconsumo

Elettrificare il riscaldamento e alcuni elettrodomestici può aumentare il fabbisogno di energia elettrica. In una casa in fascia E, un impianto fotovoltaico abbinato a un sistema di accumulo può consentire di utilizzare una parte dell’energia prodotta durante il giorno anche in altri momenti. In questo modo può aumentare l’autoconsumo e ridursi la quota di energia immessa in rete, in funzione dei consumi e della produzione.

EcoFlow OCEAN 2 offre una soluzione residenziale per questa transizione. Usa celle LFP (litio-ferro-fosfato). Un singolo inverter arriva fino a 30 kWh di capacità di accumulo, configurabile secondo le abitudini familiari. L’energia in eccesso prodotta mentre si è al lavoro può essere accumulata nella batteria. Resta disponibile per cucinare, fare il bucato e alimentare la pompa di calore dopo il tramonto. L’autoconsumo fotovoltaico può aumentare. La famiglia può essere meno esposta alle variazioni delle tariffe nelle ore di punta, le cosiddette fasce orarie.

Monitorare e gestire i consumi domestici

Aggiornare gli impianti è solo metà del lavoro. Sapere quanta energia si consuma e quando permette ai sistemi di funzionare insieme in modo più efficace.

EcoFlow PowerInsight 2 è il centro di controllo della casa connessa. Il suo touchscreen HD da 11 pollici mostra una schermata intuitiva. Qui si vedono produzione solare, consumo totale e riserva della batteria in tempo reale. I dati possono restare visibili in corridoio o in soggiorno. La famiglia può così individuare periodi di consumo anomalo o elevato e valutare quali apparecchi possano contribuire a questi consumi. Può anche programmare i cicli ad alto consumo quando la produzione solare è massima. Questo può migliorare la gestione dell’energia domestica.

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Che cosa controllare prima di intervenire su una casa in fascia E?

Prima dei lavori, è utile capire dove l’abitazione presenta i principali fabbisogni e dispersioni. La strategia per l’ecosistema energetico domestico varia in base alle caratteristiche dell’immobile, al clima e al budget.

Consultare l’APE attuale

Controlla il valore EPgl,nren e le raccomandazioni riportate nell’APE. Queste informazioni aiutano a individuare gli elementi dell’immobile che possono essere valutati per primi.

Individuare i consumi principali

Verifica a quali usi è destinata la maggior parte dell’energia. Nel Nord Italia il riscaldamento può rappresentare una quota rilevante del fabbisogno energetico, mentre nelle regioni meridionali il raffrescamento può assumere un peso maggiore durante i mesi caldi.

Confrontare costi e risparmi

Confronta il costo iniziale di ogni intervento con il risparmio potenziale e con i tempi di ritorno stimati. Le misure con un investimento iniziale più contenuto possono avere tempi di ritorno più brevi, ma il risultato dipende dalle caratteristiche dell’immobile e dai prezzi dell’energia. Tra queste rientrano l’isolamento del sottotetto e le valvole termostatiche intelligenti. Cappotto, pompe di calore e batterie richiedono invece più capitale. Includi nel calcolo le eventuali detrazioni per il risparmio energetico, come l’Ecobonus, e gli altri incentivi disponibili in base al tipo di intervento e ai requisiti applicabili.

Valutare l’immobile e il clima locale

La soluzione adatta dipende dalla casa e dalla sua ubicazione. Occorre verificare:

  • Esposizione al sole e inclinazione del tetto: aspetti importanti per la resa del fotovoltaico.

  • Zona climatica locale: influisce sul fabbisogno di riscaldamento e sui requisiti di isolamento.

  • Vincoli storici: alcuni immobili possono essere soggetti a limitazioni per gli interventi esterni.

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Conclusione

Una casa in classe energetica E può presentare diversi margini di miglioramento. Passare a una classe superiore non richiede necessariamente una ristrutturazione completa. Interventi sull’isolamento, sui serramenti, sull’impianto di climatizzazione e sull’utilizzo dell’energia prodotta dal fotovoltaico possono contribuire a ridurre i consumi e migliorare il comfort durante l’anno.

È utile partire dalle criticità indicate nell’APE e valutare gli interventi in base alle dispersioni, ai fabbisogni e alle caratteristiche dell’immobile. Una combinazione adeguata di lavori può ridurre i costi di gestione e migliorare il comfort, mentre l’entità del miglioramento dipende dal tipo di intervento e dalle condizioni di partenza.

Nota: Le informazioni su classi energetiche, APE, detrazioni e incentivi riportate in questo articolo sono di carattere generale e possono variare in base alla normativa vigente, alla tipologia di immobile e alla situazione specifica. Verifica sempre i requisiti aggiornati presso le fonti ufficiali prima di intraprendere interventi o richiedere agevolazioni.

Domande frequenti

Quanta energia consuma ogni mese una casa in fascia E?

La classe energetica E non corrisponde a un consumo mensile standard valido per tutte le abitazioni. La classificazione si basa sul rapporto tra l’EPgl,nren dell’immobile e l’EPgl,nren,rif,standard dell’edificio di riferimento, non direttamente sui consumi rilevati dal contatore. Per conoscere i consumi effettivi di una casa in classe E è quindi necessario considerare superficie, zona climatica, impianti, uso dell’abitazione e consumi reali di gas ed elettricità.

La fascia E incide sul valore di una casa?

La classe energetica può incidere sul valore di un immobile, ma l’effetto varia in base alla zona, alle caratteristiche della casa e alle condizioni del mercato. Uno studio di Banca d’Italia ha rilevato una relazione tra prestazione energetica e prezzi richiesti, con differenze significative tra le province. Per questo, la classe E può rappresentare un elemento da considerare insieme a posizione, stato dell’immobile, costi di gestione e possibili interventi di riqualificazione.

Qual è la migliore classe energetica per un frigorifero?

Nel sistema europeo aggiornato, la classe A è la più alta della scala per i frigoriferi. Dal 1° marzo 2021 le etichette energetiche dei frigoriferi utilizzano una scala da A a G, sostituendo il precedente sistema con A+, A++ e A+++.

Qual è il tipo di casa più efficiente dal punto di vista energetico?

Una casa passiva (Passivhaus) o un edificio a energia quasi zero (NZEB) può offrire prestazioni energetiche residenziali elevate. La qualifica NZEB e la classe energetica A4 sono concetti collegati ma non coincidenti e devono essere verificati secondo i criteri applicabili all’edificio. Questi edifici sono generalmente caratterizzati da un involucro altamente performante e da un’elevata tenuta all’aria; a seconda del progetto possono includere finestre ad alte prestazioni e sistemi di ventilazione meccanica con recupero di calore. A questi elementi si aggiunge la produzione solare. Gli ambienti restano così confortevoli, con un fabbisogno energetico contenuto.

Una casa in fascia E ha costi di gestione elevati?

Una casa in fascia E può avere costi di gestione superiori rispetto a un’abitazione con prestazioni energetiche migliori, ma la differenza dipende dalle caratteristiche dell’immobile, dagli impianti, dal clima e dalle abitudini di utilizzo. In presenza di un involucro poco isolato o di impianti meno efficienti, il fabbisogno per il riscaldamento e il raffrescamento può risultare maggiore.

Risparmio Energetico